domenica 28 giugno 2009

Visita a...


...San Miniato al Monte.
Era da diverso tempo che non tornavo lassù; è la solita onnipresente invasione di turisti che mi frena.
Stavolta però ho approfittato di un'occasione particolare: una visita guidata da un fiorentino dedito all'arte e all'astronomia. E infatti San Miniato coniuga perfettamente entrambe le cose coi suoi mosaici e i suoi "giochi" di luce. La basilica è orientata in modo che il sole, in certi giorni dell'anno, segua un determinato percorso e quasi si fermi su particolari non certo scelti a caso della parete o del pavimento intarsiati.
Quello che affascina è che niente è stato lasciato al caso e tutto torna, tutto è volto a spiegare, mostrare, iniettare nel tempo a venire un messaggio di armonia e bellezza.
Cavoli.
Alla faccia dell'invasione turistica, quello è un luogo da tenere presente e da visitare più spesso; uno di quei posti dove ogni volta scopri un nuovo particolare, un nuovo collegamento, un nuovo motivo di soddisfazione e di pienezza.
Mi ha colpito l'osservazione della custode all'entrata della chiesa:
- Ah! Un gruppo di fiorentini. Finalmente!

giovedì 4 giugno 2009

cristalli



Entri e rimani senza fiato.



Una sala completamente stipata, intrisa, straripante di colori e luccichii.


Da non saper dove posare gli occhi.


Allora ho cominciato da una parte e via.


Berilli, tormaline, quarzi e la rodocrosite in tutto il suo splendore rosso.

Che meraviglia!

E che atmosfera, che energia! Un'ora lì dentro e sei ricaricato per una settimana.

venerdì 29 maggio 2009

Gentaglia

Entro nella cucina del reparto per prendere qualcosa, è piena di gente in pausa caffè. Sento un medico che dice: - Sì, una brutta giornata te? E io allora che sono reperibile con il Rossi che sta per tirare il calzino?
Esco disgustata sperando che gli vada di traverso il caffè. Non lo rianimerei di certo quello stronzo, e il calzino lo tirerebbe magari lui! Gente ignorante che crede per di più di saper fare bene il proprio lavoro dispensando chemioterapici qua e là in giusta misura. Tutto lì.
Se questo è un medico!

sabato 16 maggio 2009


In Puglia economia all’idrogeno?

Poco più di un anno fa compariva sulle pagine di molti giornali e blog la notizia che la Puglia in un futuro prossimo avrà distributori di idrogeno e/o idrometano per alimentare autoveicoli ecologici. Qualche settimana fa il sito www.rinnovabili.it ha definito la Puglia “regina del vento”, visto il primato nella produzione di energia elettrica dal vento (946 megawatt installati nel 2008, dati Terna). Le notizie non sembrano slegate, nell’ottica di “Economia all’idrogeno”, il libro di J. Rifkin che sembra avere ispirato il progetto idrogeno della regione Puglia e che la mette all’avanguardia mondiale.
L’evoluzione dei combustibili usati dalla nostra civiltà ha come meta l’idrogeno. All’inizio ci fu la legna, poi venne il carbone, il petrolio, il metano e, in futuro, l’idrogeno. Il cambiamento di combustibile è stato sempre verso una “de-carbonizzazione”, cioè una riduzione del rapporto carbonio-idrogeno, e quindi una riduzione relativa nei fumi della CO2 rispetto all’H2O, a parità di energia liberata nella combustione.
Avere un combustibile con 100% di idrogeno però non è semplice, perché non è presente puro in natura, ma sempre allo stato combinato. E la separazione degli atomi di idrogeno costa energia. Quindi l’idrogeno puro è un combustibile artificiale, un vettore energetico, non è una fonte di energia primaria. Questo concetto purtroppo sembra essere poco conosciuto. Molti addirittura pensano che in futuro si potrà usare l’acqua come combustibile, mentre l’acqua è soltanto il prodotto della combustione dell’H2. L’acqua può essere anche la materia prima per fornire idrogeno attraverso l’elettrolisi (separazione di O2 e H2 dall’acqua), una reazione chimica che consuma energia prodotta altrove con i metodi convenzionali (che generano anche CO2). Oppure si può produrre idrogeno dal metano mediante il processo denominato “steam reforming”. Anche in questo caso però si produce CO2 dal carbonio contenuto nel metano. Come si esce allora da questo rompicapo? Per produrre H2 senza avere CO2 come sottoprodotto, bisognerà ricorrere all’uso di energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile, mediante turbine eoliche e pannelli fotovoltaici, per esempio. Allo stato attuale, quindi, i sistemi esistono, ma sono costosi. La Puglia però ha buone possibilità di sfruttamento di queste fonti, essendo una regione ventosa e molto soleggiata.
L’avvento dell’economia all’idrogeno richiede la soluzione di un altro problema oltre a quello della produzione, e cioè quello della distribuzione del combustibile. Un altro bel rompicapo, perché la rete distributiva cresce se vi sono consumatori (auto) di idrogeno, e le auto si vendono se la rete distributiva è sufficientemente diffusa. Per uscire da questo circolo vizioso si pensa ad una fase di transizione in cui circolano veicoli che usano una miscela di idrometano (30% H2 e 70% metano), in modo da poter rifornirsi anche presso i distributori di metano. Secondo Rifkin il rischio è che questa fase transitoria duri molto.
Comunque in Puglia sembra che qualcosa si muova.

di Michelangelo Ciani, Ingegnere Meccanico, Docente di Discipline Meccaniche presso Istituti di Istruzione Superiore

Ecco alcuni link sull’argomento trattato:
http://www.peacelink.it/ecologia/a/25730.html
http://www.rinnovabili.it/pugliala-prima-rete-di-distributori-a-idrogeno-500654
http://www.rinnovabili.it/lidrogeno-che-attraversa-la-puglia-702331
http://www.rinnovabili.it/la-puglia-regina-dei-venti-702392
http://www.ecoblog.it/post/8050/la-puglia-al-primo-posto-nella-produzione-di-energia-eolica
http://www.ambientenergia.info/01/05/2009/6866/2/fotovoltaico_gse_pubblica_dati_2008_puglia_si_conferma_leader.html

sabato 9 maggio 2009

Parma Vs Firenze 1-0


Fermata dell'autobus. Il 6 non arriva: ha saltato una corsa. La gente si accumula e via via che qualcuno arriva, si chiede fra quanto passerà il prossimo. Una ragazza sorridente e gentile rassicura che sarà fra pochi minuti. C'è una signora, chiaramente non del posto, che cerca informazioni su come arrivare in centro; le rispondono in tre, fra cui una peruviana, quale autobus prendere.

Finalmente arriva il 6. Passate le prime fermate ci si comincia a guardare intorno e a pensare a quale si deve scendere. Quando si è in una città sconosciuta tutto sembra difficile. C'è una coppia di mezza età con un enorme involucro, devono andare alla fiera antiquaria. - Anch'io! - esclamo - Facciamo la stessa strada -. Una signora che ci ha sentiti si alza addirittura dal proprio sedile, ci viene vicina e ci assicura che ci dirà lei dove scendere. L'autista, poi, si ferma in un posto dove non dovrebbe, ma che è più vicino a dove dobbiamo andare e ci indica la direzione con un sorriso.

Sono esterrefatta. Non ho mai visto tanta gentilezza in un colpo solo.

La cosa terribile è che ne ho quasi paura.

Ma che mi è successo?

domenica 3 maggio 2009

Erborista


Da giovedì comincio un corso di erboristeria. Mi sembra una cosa strana e allo stesso tempo ne sono arciconvinta. Lo strano è vedermi a impiastricciare creme e maneggiare alambicchi; la convinzione invece è data dall'amore sviscerato che ho per tutto quello che è natura. Mi affascina scoprirne i segreti, andare oltre la bellezza e trovare anche la bontà, la generosità, la partecipazione.
Un altro modo per capire che "Omnia ab Uno, in Unum omnia".

giovedì 2 aprile 2009

Transizione

Mah, non so, mi prende raramente, ma stavolta c'è questo senso di insoddisfazione, e non mi lascia. So bene da dove viene: dal reparto dove lavoro, dalla condizione di precarietà, da questo strano periodo di interregno, dalla meschinità di alcune persone; e so anche che in condizioni normali appena esco mi lascio alle spalle tutto quello che c'è là. Ma ora no. E le cose sembrano ancora più grandi e incombenti. Pensieri che non se ne vanno, anzi, mi sorprendo a intavolare dialoghi e immaginare scene che vorrei fossero e che poi invece non faccio accadere. Tensione. Si parla veramente solo con quelle di cui ci si fida e sono poche. Un'atmosfera inquinata, torbida.
Finirà, ovvio, ma intanto ci devo convivere e diventa più difficile anche il contatto con la devastazione della malattia. Sembra tutto più brutto. Incomprensibile. Pazzesco.