giovedì 24 settembre 2009

Il passato se ne va

Mi è crollata la libreria. E' la seconda volta che mi succede in vita mia. Però questa era piccola. La prima invece no: ero io piccola e forse per questo mi spaventai così tanto, soprattutto del rumore che fece quando si staccò improvvisamente dal muro rovinando in terra con tutti i libri, l'enciclopedia Conoscere che pesava una cifra e i vari soprammobilini-acchiappapolvere a cui tenevo più della mia vita.
Questa era piccola invece, ma ha fatto il suo effetto vederne il contenuto sparso per il salotto. La prima cosa che ho pensato: -Ah beh, tanto dovevo buttar via qualcosa- la seconda: -Dov'è il gatto?!- ma l'ho sentito miagolare un attimo dopo e non veniva da sotto!
Ora ho una pila di vecchie riviste e libri di scuola tra cui quello di matematica (ma che l'ho tenuto a fare?) qui davanti a me. Finiranno al macero. Solo mi chiedo quanto ancora li avrei tenuti con me se non avessero deciso da soli di farsi avanti. Ma perché siamo così attaccati alle cose del passato?

9 commenti:

artemisia ha detto...

Il giorno in cui ti crollò la libreria di casa, eravamo bambine, io ero invitata a pranzo. Mi ricordo che entrai in casa tua e pareva ci fosse caduta una bomba. Tu, in lacrime. La nonna, la mamma, la zia, tutte disperate. Entro nella camera, e vedo uno scenario apocalittico. Tuo nonno che raccoglieva roba, libri, bamboline, quelli che a Firenze chiamano gingillini. Era un clima da stato di emergenza, mancava solo la Protezione Civile.
Mi ricordo che non entrammo più in camera perchè "non la potevi guardare" e dovemmo stare in camera della zia...

zefirina ha detto...

perchè ci racconta tante storie e alcune sono ancora molto belle, per fortuna le mie librerie sono mastodontiche, da cielo a terra, e a meno di un terremoto non possono crollare

rodocrosite ha detto...

@Arte: ah, te ne ricordi anche te? Oddio, uno scenario apocalittico addirittura!
In effetti però in quel momento venirti ad aprire e vederti mi fece bene, anche se piangevo.

@Zefi: ti prego, il terremoto non ipotizzarlo nemmeno!!
Le librerie grandi come tutta la parete mi hanno sempre dato una sensazione di riverenza e timore, di gente che ha studiato tanto, ma tanto! Però che fascino!

tommi ha detto...

mi raccomando, RICICLA quel cumulo di cose di cui non sai che fare! prima o poi potresti ritrovarle sottoforma di quaderno.

rodocrosite ha detto...

Tranqui Tommi, riciclo riciclo!

lophelia ha detto...

cerco sempre di eliminare via via un po' di passato. In questi ultimi mesi ho fatto varie sporte di libri che sapevo non avrei mai riletto, una l'ho portata ad una cooperativa che li regala ai detenuti, una al punto di lettura di Careggi e un'altra minima parte li ho venduti (per comprarmi altri libri col ricavato, ovviamente!)

piepalmi ha detto...

Forse perchè legarsi al passato da un senso di sicurezza?

Però mi sono accorto che i libri, tra gli oggetti materiali che ho in casa, una volta usati-letti sono la cosa che meno "riuso". Alcuni libri mi sono entrati nella mente e nel cuore, e raramente li rileggo, perchè rileggendoli perdo quella magia della prima lettura... gli altri non essendomi piaciuti così tanto non ci ripenso nemmeno a riprenderli in mano.

A volte mi chiedo se le librerie domestiche non siano uno sfoggio di materialismo così come l'accumulo di ogni altro oggetto materiale. Forse dovrei smantellare anche la mia!

Adynaton86 ha detto...

Perché forse ci ricordano il nostro presente. Lo so, fa il rumore di una roboante frase fatta, ma a volte credo che sia proprio così :)
un abbraccio
Ady

rodocrosite ha detto...

Acci Lophy, un sacco di belle idee! Ma lo sai che abbiamo istituito anche qui da me in Oncologia, una piccola libreria e vedessi che successo!

@Piepalmi: Ciao! Certamente il passato dà sicurezza, anzi è l'unica cosa di cui possiamo essere sicuri. Purtroppo o per fortuna.
Io i libri che ho, soprattutto ora dopo il crollo, li tengo perché magari capita che li rilegga e capita anche che mi piacciano più della prima volta. Se invece come succede a te mi deludono, allora via!

@Ady: il presente come prodotto del passato; sì, mi torna.